martedì, 03 febbraio 2009

Aspettando un vero TG



Ecco una sintomatica quanto stimolante probabile versione di un TG che in un futuro prossimo potrebbero propinarci le televisioni italiane.
L'ho letto tra le pagine sempre interessanti di Carmillaonline, mi ha fatto sorridere, lasciandomi però un fondo di frustrazione che avvalora la mia convinzione, ormai consolidata, nel rifiuto di subire il bombardamento di cazzate provenienti dalla TV.


Schegge di TG
di Alessandra Daniele

Ieri il TG 1 ha aperto l'edizione delle 13.30 con la condanna papale dell’eutanasia. Un vero scoop.
Il TG 1 è particolarmente sensibile all’argomento.
Se si potesse staccare la spina a chi è in coma irreversibile da morte cerebrale, il TG 1 perderebbe il 90% dei suoi telespettatori abituali.
E il suo direttore, Gianni Riotta.
Quella del TG 1 di ieri è stata però un’eccezione.
Da settimane infatti tutti i TG aprono regolarmente con Cesare Battisti, dipingendolo come una sorta di Supervillain, capace di macchiarsi di qualsiasi delitto, restando sempre impunito.
Gli italiani finiranno per volerlo eleggere presidente del consiglio.
A parte la scontata apertura, quale sarà il sommario dei TG di domani?
Carmilla è in grado di anticiparlo:
Altre quattro donne italiane violentate da stranieri, e tre donne straniere violentate da italiani. Il premier commenta: “Siamo in svantaggio, ma stiamo recuperando. Il campionato è ancora lungo.”

Maltempo: l’Italia nella morsa del gelo. Il portavoce del governo minimizza l’ennesimo caso di aggressione ai danni di un immigrato straniero, escludendo moventi razzisti: “i giovani che gli hanno dato fuoco erano solo alla ricerca di una valida alternativa ai combustibili fossili.”

Il ministro dell'interno ribadisce la sua denuncia-shock su un presunto traffico di reni rubati ai bambini. La fonte delle sue informazioni, un coccodrillo albino che vive nelle fogne, gli avrebbe confermato tutto lasciandogli scritto sullo specchio “Benvenuto nell'AIDS”.

Di Pietro denunciato per grave vilipendio alla dignità delle istituzioni dello Stato.
Ha chiamato il presidente della Repubblica “Giorgio Napolitano”.

Dopo il reazionario cardinale negazionista Williamson, il Vaticano riabilita anche il Dottor Mengele. Povia ne celebra il contibuto alla scienza con la canzone “Luca era ebreo”.

Rivoluzionaria scoperta nel campo della fisica: Vendola dimostra che anche le infinitesimali particelle subatomiche possono essere ulteriormente scisse, se sottoposte a un intenso bombardamento di cazzate.

Raggiunto un compromesso fra l'Unione Atei, Agnostici, e Razionalisti, e l'azienda trasporti di Genova. Lo slogan a comparire sugli autobus sarà “Dio c’è. Ma è momentaneamente assente. Lasciate un messaggio dopo il segnale acustico.”

Cultura: annullata la mostra d'arte sacra organizzata dalla Lega.
Il titolo “Madonna Padana” si prestava a pericolose assonanze.

Sport: Victoria Beckham in campo al posto del marito segna due gol di tetta.

Spettacolo : Simona Ventura conferma: la salma di Padre Pio parteciperà alla prossima Isola dei Famosi.

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Fonte: Carmillaonline.com
postato da: Violaviolet alle ore 23:33 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: pensieri, politica, religione, video, regime, criminalità, neoliberismo
giovedì, 25 dicembre 2008

Auguri.


postato da: Violaviolet alle ore 00:06 | link | commenti | commenti
categorie: pensieri, musica, video, anticlericalismo
lunedì, 03 novembre 2008

Disinformazione

Che in Italia l'informazione sia, in realtà, disinformazione è ormai un dato di fatto, è sotto gli occhi di tutti quindi è incontestabile. La disinformazione cui mi riferisco è quella che arriva dai giornali e dalla televisione, dai media tradizionali insomma, quelli con cui si disinforma l'italiano medio.
Se pensiamo che il controllo dell'informazione su carta stampata è appannaggio quasi esclusivo di tre grandi gruppi editoriali: RCS-Corriere della Sera, controllato da ABI e Confindustria, Mondadori di Berlusconi e l'Espresso di De Benedetti; mentre le televisioni – tanto Mediaset quanto RAI – sono praticamente soggette al monopolio berlusconiano, diventa facile immaginare l'agghiacciante situazione in cui versa il nostro paese.
Come se non bastasse, è uscito da Villa Wanda per approdare direttamente in televisione, su ODEON TV, dove conduce un programma da lui stesso ideato, il “Venerabile” Licio Gelli. Il quale senza perifrasi o dichiarazioni sibilline promuove a pieni voti il suo discepolo Berlusconi, tessera P2 numero 1816. L'unico subalterno capace di portare a compimento il suo antidemocratico e anticostituzionale disegno politico racchiuso nel "Piano di rinascita democratica". Se volete leggere un simpatico quanto inquietante racconto date un'occhiata qui.
Ma fortunatamente esiste internet, la rete che, non essendo ancora controllata, consente di ottenere un'informazione libera, l'unica ancora degna di tale nome. Grazie alla rete ci è permesso, ad esempio, conoscere la vera entità nonché vedere cosa accade realmente durante le mobilitazioni studentesche. Possiamo capire qualcosa di più sulla crisi economica che ha colpito il capitalismo americano e si propaga nel resto del mondo. Ancora, riusciamo a sapere della rivoluzione bolivariana in atto in Venezuela. Questo solo per citare alcune notizie importanti.
Così, quando veniamo ammantati dallo sconforto dopo aver visto un telegiornale o letto un quotidiano, ricordiamoci di essere in molti a credere pervicacemente in una realtà ancora sana in cui nessuno può essere imbavagliato.
postato da: Violaviolet alle ore 23:54 | link | commenti | commenti
categorie: pensieri, politica, regime, neoliberismo
domenica, 19 ottobre 2008

C'era una volta l'America

Da qualche giorno ho in lettura un interessante romanzo dei Wu Ming intitolato Manituana in cui si narrano le gesta dei nativi americani durante la guerra d'indipendenza analizzata dalla prospettiva indiana. Difficilmente, infatti, questo periodo storico viene trattato da questo punto di vista, al quale si preferisce invece la tradizionale impostazione sistematicamente banalizzata negli stereotipi, il più delle volte pittoreschi, dei civilizzatori occidentali opposti ai selvaggi pellerossa o degli indiani buoni contro i cowboy cattivi.
Insomma sto leggendo un romanzo talmente appassionante già dalle prime pagine che appena ho saputo di un seminario dal titolo “I nativi americani – cenni sulla storia e sulla cultura” non ho potuto desistere dal parteciparvi. Nel primo di due incontri previsti un relatore esperto in materia ha illustrato con dovizia di particolari le caratteristiche della cultura indiana concentrando l'analisi sulle Nazioni che abitavano la zona delle Pianure che si estendevano dal Canada al Messico.
I nativi americani erroneamente denominati Indiani o Pellerossa sono una popolo curioso – uscito sconfitto dalla storia pertanto vessato e spesso denigrato e sarcasticamente utilizzato dagli occidentali per scopi puramente ludici – dotato di una storia davvero intrigante. Uomini estremamente saggi che hanno saputo convivere per decenni con i loro colonizzatori creando una comunità meticcia forte esattamente nelle diversità. Solo la violenza degli interessi economici degli occidentali ha definitivamente distrutto un diverso mondo possibile.
Posto questa lettera scritta nel 1854 dal Capo Seattle all'allora presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce in risposta ad un'offerta d'acquisto di un territorio indigeno in cambio di una riserva per il popolo pellerossa. Questa lettera è stata considerata una notevole e profonda dichiarazione d'amore alla natura e all'ambiente.


Come si può comprare o vendere il cielo o il calore della terra?

Per noi è un'idea strana. Se non ci appartengono né la freschezza né lo scintillio dell'acqua come potreste comprarcelo?

Ogni piccola parte di questa terra è sacra per il mio popolo. Il pino maestoso, la spiaggia arenosa, la bruma dei boschi, ogni insetto che nasce, il suo ronzio... è sacro nella memoria del mio popolo. La linfa che percorre gli alberi porta il ricordo del pellerossa.

I morti dell'uomo bianco si dimenticano della loro terra natale quando vanno a passeggiare tra le stelle. I nostri morti, invece, non dimenticano mai questa bella terra, perché essa è madre del pellerossa. Siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli, il cervo, il cavallo, l'aquila maestosa sono nostri fratelli. Le cime rocciose, l'odore delle praterie, il calore del corpo del puledro e l'uomo: tutti apparteniamo alla stessa famiglia.

Quando il Gran Capo di Washington ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra, è molto quello che ci chiede. Il Gran Capo dice che riserverà per noi un posto, dove poter vivere comodamente. Lui sarà nostro padre e noi saremo suoi figli. Per questo, stiamo considerando la sua offerta di comperare la nostra terra. Ma non sarà facile perchè la terra per noi è sacra.

L'acqua scintillante che corre nei ruscelli e nei fiumi non è solo acqua: è il sangue dei nostri avi. Se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovreste ricordare che essa è sacra, e dovreste insegnarlo ai vostri figli, dovreste insegnare loro, che ogni immagine che si rispecchia nell'acqua dei fiumi o dei laghi parla di avvenimenti e ricordi della vita del nostro popolo. Se vi vendiamo la terra, voi dovreste insegnare ai vostri figli che i fiumi e i laghi sono nostri fratelli e che meritano l'attenzione che merita un fratello.

Sappiamo che il bianco non capisce il nostro modo di essere. Per lui un pezzo di terra è uguale ad un altro. Lui è come un estraneo che arriva nella notte, strappa alla terra quello che gli è necessario e se ne va. Non guarda alla terra come ad una sorella ma come ad un nemico. E quando l'ha conquistata l'abbandona e parte per altri destini. Lascia indietro le tombe dei suoi padri e non se ne cura. Viola la terra dei suoi figli e non se ne cura. Tratta la sua madre terra e suo fratello, il cielo, come cose che si possono comprare, saccheggiare, vendere, come pecore o lucenti monili. Il suo appetito divorerà la terra e temo, che dietro, resterà solo il deserto.

Non so. Le nostre usanze sono diverse dalle vostre. L'immagine delle vostre città ferisce l'occhio del pellerossa, ma probabilmente perché il pellerossa è selvaggio e non capisce.

Non esiste tranquillità nelle città dei bianchi. Non c'è un posto dove si possa ascoltare il rumore delle foglie o il sussurro delle ali di un insetto. Ma forse dico questo perché sono un selvaggio e non capisco. Il rumore delle città disturba l'udito. Come sarebbe la vita dell'uomo se non potesse ascoltare il grido solitario del coiote o l'animata conversazione notturna dei rospi nello stagno? Io sono pellerossa e non capisco.

L'aria è preziosa per il pellerossa, perché tutte le cose condividono lo stesso respiro. Le bestie, l'albero, l'uomo... tutti condividono lo stesso alito.
L'uomo bianco sembra non accorgersi che respira l'aria. Come un essere agonizzante da molto tempo, è insensibile al cattivo odore. Ma se noi vi vendiamo la terra, voi dovreste ricordarvi che l'aria è sacra. L'aria che ha raccolto il primo respiro del nostro antenato e ne ha raccolto anche l'ultimo. Voi dovreste mantenerla intatta e sacra perchè si possa assaporare il vento purificato dal profumo dei fiori.

Se decidiamo di vendere la terra, lo faremo ad una condizione, l'uomo bianco dovrà trattare gli animali e queste terre come suoi fratelli e sue sorelle.
Io sono un selvaggio e non capisco altre forme di pensiero. Ho visto migliaia di bufali imputridire nella prateria, abbandonati dai bianchi dopo averli colpiti con il fucile da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non capisco come il fumeggiante cavallo di ferro, sia più importante del bufalo che noi sacrifichiamo soltanto quando ne abbiamo bisogno per sopravvivere.

Cos'è l'uomo senza animali? Se tutti sparissero l'uomo avrebbe una gran solitudine di spirito. Perché tutto quello che accade agli animali, in seguito si ripercuote sull'uomo.

Tutti noi esseri viventi siamo mutuamente dipendenti uno dall'altro.

Noi sappiamo questo: la terra non appartiene all'uomo, è l'uomo che appartiene alla terra. Noi sappiamo che tutte le cose appartengono ad una unica famiglia. Tutto è unito. L'uomo non ordisce il tessuto della vita è solo uno dei suoi fili. Quello che l'uomo fa a questo tessuto lo fa a se stesso.

Noi sappiamo una cosa che l'uomo bianco non sa, ma un giorno scoprirà, il vostro Dio e il nostro Dio sono lo stesso Dio.

Voi pensate che Lui sia una vostra proprietà, come per la terra, ma non è così. E non sarà così. Lui è Dio di tutti gli esseri e la sua compassione è la stessa verso il popolo pellerossa e verso l'uomo bianco.

Per Lui la terra è preziosa e recar danno alla terra è disprezzare il Creatore.

Questo destino per noi è un mistero.

Ma noi siamo selvaggi e non capiamo quando vediamo tutti i bufali sacrificati, i cavalli selvaggi domati, gli angoli dei boschi impregnati dall'odore di molti uomini, le cime delle montagne macchiate di filo spinato.

Dov'è il bosco? E' sparito! Dov'è l'aquila? Sparita!

E' la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza.
postato da: Violaviolet alle ore 21:24 | link | commenti | commenti
categorie: pensieri, politica, letteratura, razzismo
giovedì, 25 settembre 2008

Il liberismo ha i giorni contati

E' un testo davvero notevole, questi Baustelle meritano le dovute attenzioni. Ma bravi!!









E’ difficile resistere al Mercato, amore mio
Di conseguenza andiamo in cerca
di rivoluzioni e vena artistica
Per questo le avanguardie erano ok,
almeno fino al ’66
Ma ormai la fine va da sé
E’ inevitabile
Anna pensa di soccombere al Mercato
Non lo sa perché si è laureata
Anni fa credeva nella lotta,
adesso sta paralizzata in strada
Finge di essere morta
Scrive con lo spray sui muri
che la catastrofe è inevitabile

Vede la fine in metropolitana,
nella puttana che le si siede a fianco
Nel tizio stanco
Nella sua borsa di Dior
Legge la Fine nei saccchi dei cinesi
Nei giorni spesi al centro commerciale
Nel sesso orale, nel suo non eccitarla più
Vede la Fine in me che vendo dischi
in questo modo orrendo
Vede i titoli di coda nella Casa e nella Libertà

E’ difficile resistere al Mercato, Anna lo sa
Un tempo aveva un sogno stupido:
un nucleo armato terroristico
Adesso è un corpo fragile
che sa d’essere morto e sogna l’Africa.
Strafatta, compone poesie sulla Catastrofe

Vede la fine in metropolitana,
nella puttana che le si siede a fianco
Nel tizio stanco
Nella sua borsa di Dior
Muore il Mercato per autoconsunzione
Non è peccato, e non è Marx & Engels.
E’ l’estinzione, è un ragazzino in agonia.
Vede la Fine in me che spendo soldi
e tempo in un Nintendo
dentro il bar della stazione
e da anni non la chiamo più.
postato da: Violaviolet alle ore 21:04 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: pensieri, musica, video, neoliberismo
giovedì, 11 settembre 2008

A gentile richiesta

In risposta ai commenti di alcuni amici che lamentano “carenza di FIGA”  nel blog, posto una raccolta di nozioni, per altro documentate da immagini, concernenti il tema agognato. Il desiderio, così tanto gretto quanto perseverante, palesa l’inequivocabile dilettantismo di tali personaggi circa l’organo genitale femminile, viceversa non si spiegherebbe l’appagamento derivante dalla dialettica su di un argomento meritevole di attenzioni di ben altra natura. Qualora il tema stimoli i vostri interessi ci tornerò su deliziandovi con singolari curiosità.

 

230px-Shavevulva

FIGA, variante prettamente diffusa nel nord Italia e nel Canton Ticino, è l’equivalente di fica, termine volgare di lingua italiana impiegato per indicare l’apparato genitale femminile esterno. L’origine è risalente al tardo latino fica "frutto del fico" come femminile di ficus, "l'albero del fico”.

Il significato osceno era già presente nella parola greca (συκον) sykon che appunto significa fico e fu usato inizialmente da Aristofane nelle proprie commedie. Si tratterebbe quindi di un calco che dal greco è passato alla lingua italiana tramite il tardo latino. In latino venne usato per sostituire il più sconcio cunnus e viene descritto come una ferita in locis uericundioribus, ovvero posti vergognosi. La rapida specializzazione semantica del termine con questo valore osceno ha fatto sì che il nome del frutto venisse assunto dal maschile fico, contrariamente a quella che è la regola in italiano (mela frutto del melo, pera frutto del pero, ecc.). Nei dialetti e nelle lingue in cui fica non ha assunto il senso primario di "vulva", il frutto è rimasto al femminile (ad esempio francese la figue, dialetti salentini la fica, ecc..

Il termine nasce nei dialetti (segnatamente calabro-siculi, tardivamente latinizzati) nei quali il frutto del fico è femminile, per l'appunto fica. Il riferimento preciso è al frutto della qualità nera detta mulingiana che quando è maturo e leggermente spaccato fa intravedere il rosso dell'interno e quindi somiglia perfettamente alla vulva femminile incorniciata da peli.

Il sostantivo trae origine da questa somiglianza fisica tra il frutto e l'organo. Così come avviene per altri sostantivi ad es, gnocca per la sua somiglianza all'organo genitale femminile.

Usato per secoli questo sostantivo per indicare la vulva, da qualche tempo è diventato una sineddoche per indicare una donna molto appetibile dal punto di vista sessuale come abbreviazione dell'apprezzamento riferito a quel tipo di donna che viene qualificata come un pezzo di fica che abbreviato diventa fica, indicando la parte per il tutto. Quindi fica non è altro che un'abbreviazione che ha un preciso riferimento all'organo genitale femminile.

Soprattutto nel gergo giovanile, il termine figa e il suo accrescitivo strafiga o figona sono spesso usati come sineddoche per indicare una donna sessualmente attraente.

Con analogo significato è usata anche la forma maschile, figo o fico, ovvero ragazzo/uomo attraente.

Da notare anche l'uso del diminutivo fighetto o addirittura fighetta (con articolo maschile) con significato di damerino, ragazzo dai modi e dall'abbigliamento marcatamente curati allo scopo di piacere, con connotazione ironica o spregiativa.

Il termine e la sua corrispondente forma maschile sono stati usati nel gergo giovanile a partire dagli anni Settanta (Antonello Venditti sostiene di aver utilizzato per primo il termine in questa accezione) come aggettivi e interiezioni col significato neutro di bello.

Se ne registra inoltre l'utilizzo come intercalare in varie parti d'Italia, tra cui le zone di Milano, Cremona, Brescia, Lodi, Bergamo, Pavia, Piacenza e Parma.

 

175px-Origine-du-monde-InisheerQuello qui riprodotto è forse il più celebre quadro mai dipinto sull'organo genitale femminile.
Opera del pittore francese
Gustave Courbet, è custodito al Museo d'Orsay di Parigi. È una pittura ad olio su tela di 46 cm. di altezza per 55 cm di larghezza. Quadro destinato ad essere nel tempo tanto discusso quanto ammirato, per la naturalezza e il realismo - crudo e al tempo stesso sincero - della raffigurazione, fu realizzato da Courbet nel 1866.

Fonte: wikipedia.org

postato da: Violaviolet alle ore 22:27 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: pensieri, musica, letteratura, quando ci vuole
sabato, 06 settembre 2008

Un giorno perfetto

Sono rimasta affascinata da Le fate ignoranti apprezzandolo come uno dei film contemporanei più belli , mi ha commosso La finestra di fronte, ho trovato geniale la musicalità di Saturno contro, così ieri, appena uscito in sala l’ultimo lavoro di Ferzan Ozpetek mi sono precipitata al cinema. Oddio, che delusione!
Liberamente tratto dal romanzo di Melania Mazzucco e rimaneggiato dal regista spogliandolo della violenza caratterizzante le pagine, il film risulta assolutamente al di sotto delle aspettative. Racconta di Emma, interpretata da una inverosimile trasandata Isabella Ferrari, che abbandona il marito violento – interpretato da Valerio Mastandrea – per rifugiarsi con i figli dalla madre (Stefania Sandrelli), sognando di rifarsi una vita. Ma l’ex marito non le da tregua, la perseguita senza scampo finché la di lui passione sfocia in gelosia ossessiva e violenta. La vita di Emma si intreccia con quella di altre donne, tutte coinvolte in drammi d’amore o di solitudine, palesando e accentuando una coralità femminile quasi da soap-opera.
I temi della gelosia e dell’esasperazione passionale che in sé sarebbero certamente drammatici e di toccante attualità vengono stereotipati in figure di donne maltrattate ma coraggiose, uomini violenti ma insicuri e figli dolci ma un po’ sfigati. Gli interpreti non riescono mai a dare spessore e tridimensionalità ai loro personaggi che restano ammantati da un alone di superficialità che li rende noiosi e spesso scontati.
Confido dunque nella prossima pellicola del regista turco naturalizzato italiano; spero sappia tornare ai livelli che gli sono propri perché non voglio pensare che sia stato eccessivamente osannato o sopravvalutato. A mio parere gli spetta un posto in alto, tra i migliori registi, ma quel posto dopo averlo conquistato deve saperlo mantenere con lavori degni di tale levatura.
postato da: Violaviolet alle ore 23:41 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: pensieri, cinema
sabato, 30 agosto 2008

Petizione contro il divieto di consumo di bevande alcoliche negli spazi pubblici a Pavia

Con riferimento al grave fatto descritto nel precedente post, i giovani pavesi si sono mobilitati organizzando una petizione online che devono assolutamente sottoscrivere coloro che vogliono mostrare tutto il loro sdegno davanti al provvedimento proibizionista adottato dalla sindachessa della città.
Eccovi il link:

http://www.petitiononline.com/befreepv/petition.html
postato da: Violaviolet alle ore 18:33 | link | commenti | commenti
categorie: politica, sicurezza, regime, pavia
martedì, 26 agosto 2008

Una città allo sbaraglio

Sicurezza, la Capitelli insegue Maroni
Pavia, nuovo giro di vite. Vietato bere in strada. Nel mirino anche writers e aree dismesseMulte fino a 500 euro per chi imbratta muri e beve alcolici all' aperto. «Ma non è un allineamento a destra»


DAL NOSTRO INVIATO PAVIA - «Nessuna ordinanza spettacolo, ma solo educazione alla legalità». Non si scompone Piera Capitelli, sindaco Pd di Pavia, adottando nuove misure che si ispirano al «pacchetto Maroni». Il primo cittadino, ex parlamentare dei Ds eletta con una coalizione di centro-sinistra, questa mattina «sposerà» la linea del ministro leghista proponendo un suo nuovo «piano sicurezza». L' appuntamento è per le nove e mezza in sala giunta. All' ordine del giorno l' approvazione dell' ordinanza che, tra l' altro, oltre a vietare di bere alcolici per strada, costringerà i writers a ricoprire i graffiti abusivi e i proprietari delle aree dismesse a mettere in sicurezza i capannoni abbandonati (chi non lo farà rischia la denuncia penale e sanzioni di diverse migliaia di euro). Così da oggi sorseggiare una birra passeggiando in centro, o imbrattare i muri, costerà 500 euro. «Provvedimenti miti - chiosa il sindaco -. Vietare di bere alcolici per strada servirà a educare i giovani a non esagerare con l' alcol. I writers? Le multe da 500 euro saranno un sicuro deterrente. Chi imbratta non solo pagherà la sanzione amministrativa, ma dovrà ridipingere i muri. I proprietari di aree dismesse, invece, dovranno garantire la sicurezza e la pulizia degli edifici abbandonati. Non devono diventare dei ghetti». Tolleranza zero all' ombra del Ponte Coperto, sul modello di Brescia e Como dove, però, governa il Popolo delle Libertà. Ma Piera Capitelli respinge qualsiasi allineamento a destra: «Il decreto Maroni dà delle opportunità. Ogni amministrazione decide autonomamente cosa è meglio per i residenti. La mia ordinanza sarà equilibrata: niente provvedimenti pirotecnici ma solo il pragmatismo di chi non vuole vedere la città trasformata in maxi-bar all' aperto. Si potrà bere, ma solo all' interno dei pub e negli orari consentiti». Il nuovo «proibizionismo» colpirà duro soprattutto gli studenti Erasmus che frequentano l' università. Loro, spagnoli e inglesi, negli ultimi mesi avevano importato sulle sponde del Ticino il rito del «buttillon», la flanella notturna a base di vino e birra da consumarsi rigorosamente in piazza. «La musica da oggi cambierà - sorride compiaciuto Pietro Trivi, portavoce in consiglio comunale del Pdl -. L' ordinanza Capitelli non solo ci piace, ma servirà a impedire che la tribù del buttillon torni a fare cagnara sul sagrato del Duomo». Non è la prima volta che la Capitelli dichiara guerra agli schiamazzi notturni. In passato il sindaco diessino non aveva fatto sconti neppure al bar dei "compagni pavesi", il Sottovento, decidendone la chiusura anticipata alle 22 per «schiamazzi». «Adesso è un' altra storia - si difende il sindaco -. In quel caso erano stati i residenti a fare intervenire l' Arpa...». Non la pensa così Irene Campari, consigliere della Sinistra autonoma, che affonda: «Pavia non è una città deviata, né il Far West descritto dalla Capitelli. È inutile vietare gli alcolici per strada o minacciare sanzioni ai proprietari delle aree dismesse. È incredibile che un sindaco di sinistra sfrutti in questa maniera i poteri concessi da un ministro di destra». * * * «Educare alla legalità» Il sindaco di Pavia, Piera Capitelli, vara un' ordinanza in tema di decoro e ordine pubblico
Fonte: Corriere della Sera


Dopo la pausa estiva avrei voluto riprendere la mia attività di blogger postando qualcosa di carino, magari raccontando qualche simpatica avventura estiva o un aneddoto delizioso. Invece mi sono subito dovuta occupare di cose serie e gravissime. Infatti, quanto sta succedendo a Pavia è preoccupante e pericoloso, e leggere questo l'articolo fa davvero male a chi è cresciuto in una città e la vede stravolta nell'arco di pochi anni.
Se un provvedimento di questo tenore fosse stato preso qualche anno addietro, mi vedrei ora costretta a mendicare per sopravvivere visto che certamente avrei delapidato un intero patrimonio in multe pagate al Comune. Se ripenso a tutte le birrette che ho bevuto mentre passeggiavo nelle vie del centro oppure seduta, in qualche cantuccio ben riparato, accanto a un amico... mi vien da piangere. Anzi no, non piango, m'incazzo! Eh certo, perché questo è troppo! La sindachessa-sceriffa, nel suo delirio di onnipotenza, ha oltrepassato ogni limite! Ma sono cose da matti, è un provvedimento a dir poco pazzesco e farsesco, degno del più feroce proibizionismo.
Mi auguro una sana e doverosa reazione-azione dei giovani... e anche dei meno giovani, insomma, di tutti quelli che credono ancora nelle libertà e rifiutano vomitevoli lezioni di perbenismo
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postato da: Violaviolet alle ore 20:20 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: politica, sicurezza, regime, pavia, neoliberismo
giovedì, 24 luglio 2008

Effetto seta

Ci sono giorni in cui mi sento particolarmente sentimentale e tutto sembra ruotare intorno alle emozioni. Ecco, oggi è uno di quei giorni!
Mi sono svegliata salutata da un sentimentalismo che condizionerà l’intera giornata e quando ciò accade ripenso inevitabilmente a una delle lettere d’amore più belle mai scritte, in cui la passione si fonde col sentimento, il sentimento con l’erotismo e l’erotismo con l’amore, insomma l’apoteosi in una lettera che diviene poesia. Allora corro a rileggerla e ogni volta vi scopro qualche sfaccettatura nuova, e tutto mi pare più bello, più gioioso, più armonioso.
Così anche una donna pragmatica come me può essere romantica e apprezzare l’amore. Non c’è sensazione più gratificante che sentirsi amata, nulla è più appagante del sapersi nel cuore di un uomo, ma il maggior godimento è amare!
Penso che il dono più prezioso che potrei ricevere da un uomo sia una lettera come quella, ovviamente con le dovute trasposizioni di genere, intrisa di erotismo ma mai volgare, fradicia di sentimento ma non melensa. Purtroppo questo regalo non è mai arrivato. Forse chiedo troppo? Del resto gli uomini si sa sono restii a queste forme espressive, ferma la mia convinzione che facendolo approderebbero a risultati anche migliori delle donne, certamente abituali a un certo genere comunicativo ma meno incisive ed eccessivamente leziose. Infatti, la lettera in questione, che copio di seguito, è scritta da un uomo, nientemeno che Baricco nel romanzo Seta, sebbene attribuita ad una donna che scrive all’amato. Che poi si scopre non essere scritta dalla donna firmataria…ma quello è un altro discorso.

Mio signore amato,

non aver paura, non muoverti, resta in silenzio, nessuno ci vedrà.
Rimani così, ti voglio guardare, io ti ho guardato tanto ma non eri per me, adesso sei per me, non avvicinarti, ti prego, resta come sei, abbiamo una notte per noi, e io voglio guardarti, non ti ho mai visto così, il tuo corpo per me,
la tua pelle, chiudi gli occhi, e accarezzati, ti prego,
non aprire gli occhi se puoi, e accarezzati, sono così belle le tue mani, le ho sognate tante volte adesso le voglio vedere, mi piace vederle sulla tua pelle, così,
ti prego continua, non aprire gli occhi, io sono qui, nessuno ci può vedere ed io sono vicina a te, accarezzati signore amato mio, accarezza il tuo sesso, ti prego, piano,
è bella la tua mano sul tuo sesso, non smettere, a me piace guardarla e guardarti, signore amato mio, non aprire gli occhi, non ancora, non devi aver paura son vicino a te, mi senti?
son qui, ti posso sfiorare, è seta questa la senti? è seta del mio vestito, non aprire gli occhi e vedrai la mia pelle,
avrai le mie labbra, quando ti toccherò per la prima volta sarà con le mie labbra, tu non saprai dove, ad un certo punto sentirai il sapore delle mie labbra, addosso, non puoi sapere dove se non apri gli occhi, non aprirli, sentirai la mia bocca dove non sai, d’improvviso,
forse sarà nei tuoi occhi, appoggerò la mia bocca sulle palpebre e le ciglia, sentirai il calore entrare nella tua testa, e le mie labbra nei tuoi occhi, dentro,  o forse sarà sul tuo sesso, appoggerò le mie labbra, laggiù, e le schiuderò scendendo a poco a poco,
lascerò che il tuo sesso socchiuda la mia bocca, entrando tra le mie labbra, e spingendo la mia lingua, la mia saliva scenderà lungo la tua pelle fin nella tua mano, il mio bacio e la tua mano, uno dentro l’altra, sul tuo sesso,
finché alla fine ti bacerò sul cuore, perché ti voglio, morderò la pelle che batte sul tuo cuore, perché ti voglio, e con il cuore tra le mie labbra tu sarai il mio, davvero, con la mia bocca nel cuore tu sarai mio, per sempre, se non mi credi apri gli occhi signore amato mio e guardami, sono io, chi potrà mai cancellare quest’istante che accade, e questo mio corpo senza più seta, le tue mani che lo toccano, i tuoi occhi che lo guardano,
le tue dita nel mio sesso, la tua lingua sulle mie labbra, tu che scivoli sotto di me, prendi i miei fianchi, mi sollevi, mi lasci scivolare sul tuo sesso, piano, chi potrà cancellare questo, tu dentro di me a muoverti adagio,
le tue mani sul mio volto, le tue dita nella mia bocca, il piacere nei tuoi occhi, la tua voce, ti muovi adagio ma fino a farmi male, il mio piacere, la mia voce,
il mio corpo sul tuo, la tua schiena mi solleva, le tue braccia che non mi lasciano andare, i colpi dentro di me, è violenza dolce, vedo i tuoi occhi cercare nei miei, vogliono sapere sino a dove farmi male, fino a dove vuoi, signore amato mio, non c’è fine, non finirà, lo vedi? nessuno potrà cancellare questo istante che accade, per sempre getterai la testa all’indietro, gridando, per sempre chiuderò gli occhi staccando le lacrime dalle mie ciglia, la mia voce dentro la tua, la tua violenza a tenermi stretta, non c’è più tempo per fuggire e forza per resistere, doveva essere questo istante, e questo istante è, credimi, signore amato mio, quest’istante sarà,
da adesso in poi, sarà, fino alla fine.
Noi non ci rivedremo più, signore.
Quel che era per noi, l’abbiamo fatto, e voi lo sapete. Credetemi: l’abbiamo fatto per sempre. Serbate la vostra vita al riparo da me.
E non esitate un attimo, se sarà utile per la vostra felicità,
a dimenticare questa donna che ora vi dice,senza rimpianto, addio.
postato da: Violaviolet alle ore 12:23 | link | commenti | commenti
categorie: pensieri, letteratura

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"Non vi è altro modo di liberarsi da una tentazione che di soccombere ad essa" questo celebre aforisma di Oscar Wilde, è sempre stato il motto della mia vita. Ora lo è un po' meno...



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